<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>A sud di casa</title>
	<atom:link href="http://www.asuddicasa.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.asuddicasa.it</link>
	<description>L&#039;africa delle donne</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 Jan 2010 19:17:29 +0000</lastBuildDate>
	
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>A sud di casa, l&#8217;Africa delle donne</title>
		<link>http://www.asuddicasa.it/2009/12/a-sud-di-casa-lafrica-delle-donne/</link>
		<comments>http://www.asuddicasa.it/2009/12/a-sud-di-casa-lafrica-delle-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di casa]]></category>
		<category><![CDATA[angola]]></category>
		<category><![CDATA[terre di mezzo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.asuddicasa.it/?p=29</guid>
		<description><![CDATA[A sud di casa nasce  nel corso di due anni, tra orizzonti africani e madrepatria italiana.
Un libro che é un viaggio, note scritte su di un blog, www.laurafantozzi.com, durante la permanenza africana, ampliate e approfondite sino ad assumere la forma di un lungo racconto, testimonianza vibrante dell’assoluta forza della vita respirata in questo paese.
Gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/copertina.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Libro A sud di casa" src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/copertina-300x226.png" alt="Libro A sud di casa" width="300" height="226" /></a>A sud di casa nasce  nel corso di due anni, tra orizzonti africani e madrepatria italiana.<br />
Un libro che é un viaggio, note scritte su di un blog, <a href="http://www.laurafantozzi.com">www.laurafantozzi.com</a>, durante la permanenza africana, ampliate e approfondite sino ad assumere la forma di un lungo racconto, testimonianza vibrante dell’assoluta forza della vita respirata in questo paese.<br />
Gli occhi dell’Angola mi si sono impressi nell’anima e la storia dell’Angola si mescola alla mia personale. Al mio essere un po’ più donna, un po’ più adulta, cresciuta da questo Paese e dai suoi abitanti. Una presenza che mi ha accompagnata anche al rientro in Italia, nei lunghi mesi di convalescenza, quando scrivere significava vivere appieno. A sud di casa e l’Angola sono oggi un punto fermo, un passato vivo in me, ma privo di nostalgie. Una delle tante chiavi che mi aiutano a comprendere e camminare nel presente.<br />
                                                            &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211;<br />
<strong>Questo blog vuole essere un`occasione per riflettere sul Senso dell&#8217;andare e quello sul Senso del fermarsi, su viaggi e ritorni, incontri e silenzi, spazi pieni e spazi vuoti che si alternano nella nostra vita. </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.asuddicasa.it/2009/12/a-sud-di-casa-lafrica-delle-donne/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Donne e acqua: le insospettabili risorse dell&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.asuddicasa.it/2009/12/donne-e-acqua-le-insospettabili-risorse-dellafrica/</link>
		<comments>http://www.asuddicasa.it/2009/12/donne-e-acqua-le-insospettabili-risorse-dellafrica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 14:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di casa]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[angola]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[maternita']]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.asuddicasa.it/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicato da Domani-Arcoiris, luglio 2009
Sfumature giallo-arancione scivolano sulla collina, mentre Filomena innaffia stralci secchi di terra che lentamente si rianimano. Insalata che cresce rasoterra, per difendersi dai raggi del sole, pomodori protetti da bassi tetti di frasche, un verde e un rosso, che contrastano con le tinte sabbia che si estendono a vista d’occhio. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato da <a href="http://domani.arcoiris.tv/?author=58">Domani-Arcoiris</a>, luglio 2009<br />
Sfumature giallo-arancione scivolano sulla collina, mentre Filomena innaffia stralci secchi di terra che lentamente si rianimano. Insalata che cresce rasoterra, per difendersi dai raggi del sole, pomodori protetti da bassi tetti di frasche, un verde e un rosso, che contrastano con le tinte sabbia che si estendono a vista d’occhio. Da quando e&#8217; stata costruita una pompa per attingere l’acqua dal fiume che scorre a alcuni chilometri di distanza, un grande orto a cielo aperto da’ da vivere a questa comunità del centro Angola. Filomena si diverte annaffiando assieme alle altre donne della comunità di Pomba Nova i campi che producono verdura da mangiare e da vendere al mercato.<br />
<a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne20_small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-93" title="Pomba Nova, Cuanza Sul, Angola" src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne20_small-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a><br />
A migliaia di chilometri di distanza, a New York, la Commissione per la condizione giuridica e sociale della donna discute le ripercussioni della crisi globale sulle donne, in particolare quelle africane. Filomena è una delle poche a non aver risentito della crisi alimentare del 2008: la possibilità di una pur limitata autonomia alimentare locale è stata per lei e per la sua comunità l’ancora di salvezza contro la continua fluttuazione dei prezzi e la scarsità di prodotti alimentari sul mercato.</p>
<p>Ma, a parte poche eccezioni, il tracollo globale dell’economia degli ultimi dodici mesi si è tramutato in un concreto peggioramento delle condizioni di vita delle Africane. “Molte donne – ha ricordato Isatou Njie-Saidy, Vice-presidente del Gambia durante la 53esima seduta della Commissione per la condizione giuridica e sociale della donna (Consiglio Sociale ed Economico delle Nazioni Unite, Ney York, Marzo 2009) – dipendono dalle rimesse, ovvero dal denaro inviato da familiari residenti all’estero, un flusso che da fine 2008 è in continuo calo. Molte altre donne sono proprietarie di piccole imprese locali che stanno affondando a causa della continua fluttuazione dei prezzi dei generi di prima sussistenza”.<span id="more-77"></span></p>
<p><a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne19_small1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-96" title="Tornando dai campi " src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne19_small1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“In Senegal cosi come in molti altri paesi del west Africa – aggiunge il dottor Papa Sow, ricercatore del CRER, il Centro di ricerca in Relazioni Etniche dell’Università di Warwick (http://www2.warwick.ac.uk) – la solidarietà e l‘aggregazione al femminile costituiscono da anni una parte fondamentale dell‘economia informale del paese. In molti villaggi le donne si riuniscono in piccoli gruppi, mettono in comune una quota di denaro e ne utilizzano a turno una parte, godendo poi assieme degli utili ricavati. Generalmente il denaro viene usato per avviare piccole attività commerciali a cui partecipano più donne del gruppo. Tale forma di risparmio, conosciuta con il nome di Tontina, viene spesso replicata anche fuori del Senegal, nei paesi di emigrazione, quale forma di supporto economico e al contempo di aggregazione sociale e di conservazione di identità nazionale”.<br />
Negli ultimi mesi anche questi piccoli gruppi di risparmiatrici e imprenditrici, esempio di uno sviluppo locale autonomo da finanziamenti esterni e da modelli produttivi imposti dall’estero, è stato coinvolto nel vortice della crisi: un nuovo stop al tentativo di uscire da un sistema economico di pura sopravvivenza.</p>
<p><strong>L’identita&#8217;</strong><br />
Ma il tracollo economico, lo insegna la storia, non sempre va di pari passo con il degrado sociale. In Africa, anzi, pare il contrario. Negli ultimi anni si sta assistendo a un vero e proprio risveglio sociale al femminile, come dimostra la crescita della partecipazione alla vita politica. Secondo i dati pubblicati nel report Gender Poverty and Environmental indicators on African Countries dall&#8217;African Development Bank, ovvero la Banca di Sviluppo Africana (http://www.afdb.org/en/home/), la rappresentanza delle donne nei parlamenti africani e quindi il potere decisionale delle donne è in decisa crescita: dal 2004 al 2008 si è registrato un aumento della presenza femminile in parlamento in Ruanda + 48%, in Mozambico + 34%, in Sudafrica + 32,8%, in Tanzania + 30%, solo per citare alcuni casi.</p>
<p>Una partecipazione politica che parte dal basso, da piccoli gruppi di aggregazione di stampo amicale, assistenziale e religioso, che rappresentano un’occasione di incontro e un momento di conferma identitaria per le donne africane. Una partecipazione che si struttura anche in movimenti transnazionali come FEMNET, http://www.femnet.or.ke, network di donne africane che discutono e lavorano per la giustizia sociale, l’eguaglianza e l’affermazione dei diritti nelle società africane in generale, compatibilmente con le differenze etniche, linguistiche, ideologiche, di età, classe, religione, educazione che l’Africa racchiude.<br />
Tra tutte le differenze però si incontrano sempre in un forte comune denominatore: un’identità soggettiva e collettiva fatta di terra e di fuoco, un’identità che si percepisce negli occhi e nei corpi di tutte le donne africane. A latitudini diverse, secondo la cultura locale e le influenze dei differenti paesi colonizzatori, la forza dell’essere madre, madre di propri figli o madre virtuale dell’umanità incarnata nella propria comunità, è uno dei tratti distintivi della femminilità africana.</p>
<p><a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne14_small.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-99" title="A messa, Luanda, 30 luglio 2005" src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne14_small-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’identità della donna africana la si percepisce a distanza: è una presenza viva che si modula a ritmo dei bonghi, percussioni consumate in anni di feste e celebrazioni, radici di animismo che danno alle religioni e alla vita quotidiana un senso e una sacralità dell’esistere spesso sottovalutata. E’energia che scorre, un’onda di tessuti colorati che accompagnano l’apertura di una celebrazione sacra, che si mescolano alle verdure esposte su ciondolanti tavole di legno al mercato, sui sedili di piccoli vans comunitari, sotto teste che trasportano ceste di pane, nelle aule a cielo aperto di molte scuole, negli atri di nuove e moderne università, negli aeroporti, nei negozi, ovunque.</p>
<p>Lo spirito della donna africana lo incarna Celeste, poliziotta angolana che vive in uno degli ultimi campi di rifugiati rientrati dopo la fine della guerra. China su due catinelle di plastica, fa il bucato di fine settimana prima di rientrare in caserma, dove vive sei giorni su sette. Sprizza energia di prima mattina, impegnata in albeggianti pulizie domestiche prima di andare a messa. Mostra con orgoglio uniforme e tesserino mentre i suoi fianchi ondeggiano tra i 20 metri quadrati della casa tendone.<br />
Lo spirito della donna africana lo incarnano le donne dell’isola Sao Tome, schive e sorridenti al tempo stesso, preparano il pesce pescato dai mariti per la vendita al mercato cittadino. Braccia muscolose e definite, si muovono con gesti lenti e determinati tra i ciottoli della spiaggia: movimenti atavici che ispirano rispetto.<br />
Lo spirito della donna africana lo incarnano le dignitose ragazze dello Zimbabwe, travolte dalla crisi degli ultimi quindici anni, mentre accompagnano i pochi turisti che ancora si aggirano tra le meraviglie naturali e i resti di uno splendore economico di alcuni decenni fa.<br />
E’ lo spirito della donna africana che supporta e sopporta la maggior parte del peso di questo continente.<br />
<strong><br />
Salute al femminile</strong><br />
“Maquela, nord Angola – Una mamma abbraccia il proprio neonato e sorride. Maquela, nord dell’Angola, in prossimità del confine con il Congo. Capelli crespi raccolti in una decina di trecce rivolte al cielo, sembrano nastri che galleggiano nell’aria. E’ scalza: molte donne sono scalze, altre indossano infradito di plastica, unica protezione per affrontare a piedi i 20, 30, a volte anche 60 o 70 km che separano i villaggi di provenienza da un piccolo ospedale o da un centro infermieristico. Quante donne ogni giorno raggiungono l’ospedale di questo piccolo centro dopo aver attraversato il confine da clandestine e diverse ore di cammino con i figli più piccoli al seguito? Un numero difficile da definire. La relativa stabilità politica che l’ex-colonia portoghese ha conquistato negli ultimi sette anni e i continui scontri che interessano diverse regioni del Congo motivano i continui flussi di congolesi verso i territori angolani.<br />
<a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne2_small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-97" title="Occhi di mamma. Uige, nord Angola, 2006 " src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/gdonne2_small-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Lo sguardo di questa madre silenziosa è fisso e penetrante, un riassunto iconico dell’orgogliosa etnia kikongo. Al suo fianco un volto rugoso e sereno sorride e racconta. A parlare è un’anziana avvolta in un fazzolettone e che attende la nipote da poco entrata in sala parto. Con un portoghese fluente (ha lavorato come balia in casa di coloni, quando l’Angola non era ancora indipendente), descrive il viaggio a piedi con la nipote Maria, adesso in travaglio, e con la giovane amica Lourdes, che ha partorito da pochi giorni.<br />
“Siamo arrivate un paio di settimane fa, io, mia nipote Maria (che da quando e morta sua mamma vive assieme ai suoi quattro fratelli con me) e Lourdes. Volevo che tutte e due partorissero in un posto sicuro, con acqua, cibo e un dottore. Negli ultimi tempi molte� ragazze sono morte di parto nel nostro villaggio”.<br />
Una lunga attesa, ospitate ai margini dell’ospedale fino all’inizio del travaglio, poi un parto con acqua di fiume disinfettata e senza l’utilizzo di alcune vecchie e pericolose pratiche, come l’imposizione di ragnatele per favorire la cicatrizzazione.<br />
La mortalità materna, ovvero i decessi durante il parto, resta ancora molto alta in tutta l’Africa. Difficile da calcolare con esattezza, soprattutto per i decessi non registrati che quotidianamente si verificano in molti villaggi, la mortalità materna supera comunque le mille morti su 100.000 parti con neonato nato vivo in nazioni quali Angola, Burundi, Chad, Congo, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Nigeria, Sierra Leone e Somalia (Gender Poverty and Environmental indicators on African countries 2009).<br />
La forza dell’essere madre, la radice di un’identità così forte e coinvolgente, è anche una delle più frequenti cause di morte delle donne africane.<br />
L’essere madre è ancora oggi uno dei diritti più negati alle donne africane. Condannate più volte a vivere nell’assenza – assenza di figli morti neonati, di mariti spariti in guerra o emigrati – o nella super presenza – figli altrui da accudire, più lavori e più uomini per sopravvivere.<br />
Pubblicato su <a href="http://domani.arcoiris.tv/?p=1134">Domani-Arcoiris</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.asuddicasa.it/2009/12/donne-e-acqua-le-insospettabili-risorse-dellafrica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Agli albori del 2010 con gioia profonda ma ancora taciturna&#8230;.</title>
		<link>http://www.asuddicasa.it/2009/01/agli-albori-del-2010-con-gioia-profonda-ma-ancora-taciturna/</link>
		<comments>http://www.asuddicasa.it/2009/01/agli-albori-del-2010-con-gioia-profonda-ma-ancora-taciturna/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 19:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[mondovi]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.asuddicasa.it/?p=143</guid>
		<description><![CDATA[Il sole di mezzogiorno scivola sul profilo di una Mondovi bianco azzurro.
La luce avvolge a 360 gradi le colline, le alpi marittime, le case vicine e quelle lontane. Camminiamo tra i cumuli di neve in silenzio, affacciandoci agli albori del 2010 con una gioia profonda ma ancora taciturna.
La fortezza di Mondavi Piazza (560m) ci spalanca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sole di mezzogiorno scivola sul profilo di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mondov%C3%AC">Mondovi</a> bianco azzurro.</p>
<p>La luce avvolge a 360 gradi le colline, le alpi marittime, le case vicine e quelle lontane. Camminiamo tra i cumuli di neve in silenzio, affacciandoci agli albori del 2010 con una gioia profonda ma ancora taciturna.</p>
<p>La fortezza di Mondavi Piazza (560m) ci spalanca i polmoni e lo sguardo sulla vallata. E` Pace emanata dal sole. E` pace riflessa sulla neve.</p>
<p>Eccola, la magia della neve; sulle panchine i segni di una seduta, lo stampo di una mano, la vibrazione di un`anima. La neve ricorda ma non possiede, in un lampo rivedi i profili dei corpi che l`hanno toccata, percepisci le energie dei cuori che l`hanno sfiorata, respiri il vento che di notte la ha sfiorata, il calore del sole che di giorno la ha accarezzata.</p>
<p>Bianco e luce.<br />
Questo inizio d`anno è un arcobaleno che si schiude lentamente, sfumandosi all`orizzonte.<br />
E il nostro viaggio nel 2010 inizia cosi, facce un po` smunte che si sporgono dalle mura.<br />
Un sorriso. Una promessa.</p>
<p>Programmare un anno e un po` come tracciare le  piste di un viaggio.<br />
Quali sono le tappe che ci proponiamo, quali le risorse che potremo utilizzare, quali gli ostacoli  principali che incontreremo fuori e dentro di noi?</p>
<p>Una risata. Gioia profonda che si esprime in un abbraccio, conferma di un supporto reciproco, in tutte quelle volte che oltre ai programmi, sara la flessibilita` a permetterci di continuare il viaggio.<br />
Un viaggio nell`anima, un viaggio tra amiche. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.asuddicasa.it/2009/01/agli-albori-del-2010-con-gioia-profonda-ma-ancora-taciturna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miss Angola Landmine 2008</title>
		<link>http://www.asuddicasa.it/2008/04/miss-angola-landmine-2008/</link>
		<comments>http://www.asuddicasa.it/2008/04/miss-angola-landmine-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 14:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.asuddicasa.it/?p=33</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicato da POPOLI, (www.popoli.info), aprile 2008
E&#8217; stata proclamata il  4 aprile, in occasione della Giornata mondiale contro le mine antiuomo Miss Angola Landmine 2008
Il concorso, dedicato a giovani donne mutilate per l’esplosione di un ordigno, promuove un nuovo concetto di bellezza e informa sui rischi connessi alle mine, provocando elogi ed alcune critiche.
La prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/pic_land_001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="Miss Angola Landmine 2008" src="http://www.asuddicasa.it/wp-content/uploads/2009/12/pic_land_001-300x225.jpg" alt="Miss Angola Landmine 2008" width="200" height="145" /></a>Pubblicato da POPOLI, (www.popoli.info), aprile 2008<br />
E&#8217; stata proclamata il  4 aprile, in occasione della Giornata mondiale contro le mine antiuomo Miss Angola Landmine 2008<br />
Il concorso, dedicato a giovani donne mutilate per l’esplosione di un ordigno, promuove un nuovo concetto di bellezza e informa sui rischi connessi alle mine, provocando elogi ed alcune critiche.</p>
<p>La prima volta la bellezza delle donne angolane l’ho incontrata nel giardino di un posto de saude, (un’infermeria di provincia) ammirando il fascino profondo e fiero, a volte dolce e gioioso, a volte sofferente di madri in fila per una visita medica. Intensità di sguardi, avvenenza che prescinde dalla perfezione, e, a volte, anche dalla stessa integrità fisica.</p>
<p><object width="500" height="400"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/jDVWJAiCD_4&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/jDVWJAiCD_4&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span id="more-33"></span></p>
<p>E ’ questo fascino vitale e senza modelli di riferimento che è divenuto il protagonista di Miss Angola Land mine (http://www.miss-landmine.org), un concorso di bellezza dedicato a donne sopravvissute ad un incidente con un ordigno inesploso (Unexploded Ordnance &#8211; UXO) o una mina. L’evento, come ricorda l’ideatore, il regista norvegese Morten Traavic, è nato con una pluralità di fini, tra cui l’informazione e sensibilizzazione sulla presenza di ordigni inesplosi, la promozione dell’empowerment delle stesse donne e dei disabili, la promozione di un nuovo concetto di bellezza e di diritto alla vita, al di là di canoni precostituiti relativi alla razza, alla cultura e all’aspetto fisico.<br />
Le finaliste del concorso provengono da 10 diverse province e sono tutte giovani dai 19 ai 33 anni, colpite da mine, mentre lavoravano nei campi, tornavano da scuola o sfuggivano ai combattimenti. Quasi tutte oggi sono disoccupate e madri di più figli, una è vedova, sei sono single.</p>
<p>Finanziato dal Governo Angolano (Commissione Nazionale intersettoriale di sminamento CNIDAH) e dell’Unione Europea il progetto culminerà con l’elezione di Miss Angola Landmine a Luanda, capitale dell’Angola, il prossimo 4 aprile, in concomitanza con la Giornata Mondiale contro le mine antipersona.<br />
Nonostante le critiche ricevute (“Si mettono in mostra corpi mutilati, i fondi ottenuti potevano essere utilizzati per interventi di tipo socioeducativo etc etc) , il concorso resta quanto mai attuale visti i dati pubblicati dal Landmine monitor 2007 (http://www.icbl.org/lm/): in Angola ancora oggi oltre 2,4 milioni di persone vivono in zone a rischio, di cui 600.000 persone in zone ad alto o medio rischio. Un totale di 1.988 comunità sparse nelle 18 province del Paese (vedi mappa), una parte della nazione che è limitata in tutti gli spostamenti dall’incognita degli ordigni inesplosi e delle mine, che si stima siano tra i 5 ed i 10 milioni.<br />
&#8221;Mentre il numero morti è in diminuzione quello dei feriti resta in crescita&gt;&gt; ricorda al proposito Marco Ravelli, project manager in un progetto di sminamento nel sud dell’Angola dal 2005-2006 e oggi presidente di Demining Action Italy, http://www.deminingactionitaly.org, Onlus responsabile della prossima apertura, a La Spezia, del primo polo italiano per la formazione di cooperanti addetti allo sminamento in tutto il mondo.<br />
&#8221;In Angola – riprende Ravelli &#8211; la presenza delle mine e’ un problema con cui la popolazione convive da oltre 40 anni, da quando iniziarono i combattimenti per l’indipendenza da Portogallo. Ti abitui, e rischia di più; molti contadini attraversano un campo minato quotidianamente, camminando su di un sentiero già battuto. Poi un giorno per la pioggia una mina si sposta e raggiunge il pista, o per sbadataggine il tallone scivola su bordo del tracciato e …. CLIC! E’ un attimo, senti l’innesto e sei già saltato. Inoltre – aggiunge Ravelli &#8211; la Mine Risk Education ovvero l’insieme di attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione delle popolazioni a rischio, non raggiunge tutta la popolazione angolana: parte di essa è nomade, vive isolata e non censita da nessuna autorità, o è in fase di spostamento da una provincia all’altra per rientrare nelle terre di origine abbandonate durante la guerra. Forse i più informati sono i rifugiati tornati dal Congo, dallo Zambia, dalla Namibia, che hanno ricevuto nei campi profughi informazioni chiare sui pericoli degli esplosivi ancora presenti sul territorio angolano&#8221;<br />
Altro fattore di rischio, l’intensificarsi delle attività connesse al rifacimento delle infrastrutture del Paese. Una delle priorità del governo dopo la firma degli accordi di pace del 2002 è stata infatti il recuperare gli assi di comunicazione principali e le vie secondarie, per garantire lo sviluppo delle strutture sanitarie e scolastiche, e più in generale per rilanciare l’economia locale e nazionale. &#8221;Le ruspe e i piallatori avanzano rapidamente tra le buche. Raramente le imprese commerciali impegnate nella ricostruzione affiancano un vero e proprio sminamento alla ripristino delle infrastrutture, ci si limita a far brillare le mine che si incontrano durante il lavoro, il che aumenta il numero di incidenti&#8221;.<br />
In 40 anni gli ordigni sono stati disseminati senza una logica e spesso senza una mappatura, dall’esercito del MPLA come dai militanti dell’UNITA, dai Sudafricani, dai Cubani e dai Russi. Austria, Belgio, Cina, Cuba, Cecoslovacchia, Egitto Francia, Germania, Ungheria, Corea del nord, Italia, Pakistan, Portogallo, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna Svezia Inghilterra Stati Uniti Yugoslavia, costituticono il DOC, la Denominazione di Origine Controllata degli ordigni oggi sparsi sul territorio &#8221;In Angola – conclude Ravelli – si incontra una ampia gamma di mine ed ordigni inesplosi: mine anticarro a oltre 30 cm di profondità, mine antiuomo, a circa 8-12 cm, mine disposte attorno d un ordigno, campi minati a difesa di un obbiettivo strategico, ordigni piovuti in ordine sparso dal cielo durante i bombardamenti. Senza dimenticare i dispositivi e le armi ancora conservati da vecchi e nuovi militanti. I primi sei anni di pace sono infatti gia stati segnati da un tentativo di colpo di stato (febbraio 2006) e da tensioni con la guerriglia indipendentista dell’enclave di Cabinda&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.asuddicasa.it/2008/04/miss-angola-landmine-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

